Evidenze storico-artistiche
Nell’abitato si trova la Chiesa di San Nicola de Domnis, considerata per tradizione la Chiesa più antica del Vallo di Diano: di rito greco, presenta un impianto poggiato sulla roccia con una navata, a cui si collega una cella tricora con cripta sottostante. In fondo alla navata è presente una iconòstasis, con porta chiusa lateralmente da bassi muretti, sulla cui parete sono presenti tracce di affreschi del XIII secolo con la raffigurazione della Presentazione di Gesù al Tempio, mentre sulle pareti laterali sono riconoscibili le teorie degli Apostoli e dei Santi: nella Chiesa erano custodite due statue lignee, ovvero un Cristo Benedicente, realizzato dalla bottega degli Alemanno, e una Madonna delle Grazie, attribuita a Giovanni da Nola, attualmente conservate nei depositi della Certosa di San Lorenzo.
Fondata probabilmente insieme al primo nucleo del paese è la Chiesa di San Michele Arcangelo, situata sul punto più alto dell’abitato. Presenta un impianto a tre navate con copertura a volta e lanterna, con presbiterio e abside pronunciata, mentre la facciata è suddivisa da una coppia di lesene in tre sezioni, ciascuna con un portale in pietra: in corrispondenza dell’ingresso principale è ospitata in una nicchia la statua lapidea di San Michele Arcangelo. All’interno, oltre al maestoso organo a canne settecentesco posto sulla controfacciata e all’altare con un’edicola in marmi policromi e vetro, dove è posta la statua di San Michele Arcangelo, si conservano un’acquasantiera cinquecentescaornata con teste di angeli e foglie d’acanto in pietra di Padula e un dittico ligneo datato 1509 di Stefano Sparano, raffigurante San Giovanni Evangelista e Sant’Antonio.
Edificata ridosso del castello è invece la Chiesa di San Clemente, che presenta una pianta ad aula rettangolare con campanile in pietra a vista: l’altare principale al suo interno è in pietra e marmi policromi, sovrastato da un’edicola che custodisce una statua in gesso della Madonna del Rosario.
Come sede attuale del Palazzo Municipale è stato riadattato il Convento di Sant’Agostino, edificato nel XIV secolo per volere dei Sanseverino. Il Convento presenta un enorme chiostro, sui cui lati, ognuno aperto con sei arcate, vi erano il refettorio, il granaio e la cantina. La Chiesa annessa mostra un impianto ad aula di forma rettangolare con altare maggiorenel presbiterio rialzato, sovrastato dall’abside semicircolare, e nelle pareti laterali quattro altari con nicchie.
Al XVI secolo risale la Chiesa della Santissima Annunziata, dotata di un ospedale e un brefotrofio: fu oggetto di un radicale rifacimento alla fine del XVIII secolo e di ampi restauri in seguito al terremoto del 1857. Accessibile tramite una scala a doppia rampa, presenta una pianta rettangolare a navata unica, coperta da una volta a sesto ribassata, con abside poligonale e presbiterio rialzato: al suo interno è conservata la statua della Madonna delle Grazie del Monte Romito. Nella cripta è ospitato l’Ossario dei Trecento, dove sono stati accolti i resti dei partecipanti all’impresa di Pisacane: vi si accede attraverso uno stretto corridoio sulle cui pareti sono incisi i nomi dei partecipanti alla Spedizione.
Ai piedi dell’abitato è situato il Convento di San Francesco che, edificato per volontà dei Sanseverino alla fine del XIV secolo, venne affidato successivamente ai Frati Minori Osservanti da Papa Martino V: si compone della Chiesa, il Chiostro e il Convento, tutti corpi connessi tra loro. La Chiesa, ora a pianta rettangolare con due navate ma in origine a navata unica, presenta un’abside pentagonale, con lo stemma dei Sanseverino sulla volta, ricco di affreschi settecenteschi realizzati su due registri da Francesco de Martino e Anselmo Palmieri con scene del Vecchio Testamento, che culminano con l’immagine del Cristo. Conserva al suo interno un quadro della metà del Cinquecento, raffigurante la Madonna con il Bambino e San Francesco, e delle statue lignee di Caterina d’Alessandria e Santa Maria Maddalena, realizzate verso la fine del XV secolo dalla bottega degli Alemanno. Il Chiostro ha forma quadrata e presenta un porticato con capitelli che rappresentano elementi peculiari della famiglia Sanseverino: nei sottarchi dell’ambulacro sono poste delle lunette, affrescate dal pittore ebolitano Ottavio Paparo. Dal Chiostro è possibile accedere alla biblioteca, alla cantina, al refettorio e all’auditorium.
Lungo il fianco est della collina di San Sepolcro, in posizione isolata, è situato invece l’Eremo di San Michele alle Grottelle, di pertinenza fin dal secolo XI del Monastero di San Nicola al Torone, insieme al quale venne inglobato nel 1538 tra i beni della Certosa di Padula. Il santuario rupestre, ora di proprietà privata, consta di una cavità rocciosa delimitata da una parete montuosa che scende a strapiombo lungo il fianco montuoso del colle, mentre all’interno del recinto è situato un ciclo pittorico datato al XIV secolo con la raffigurazione della Vergine: all’interno della grotta, in cui campeggia un altare con la statua di San Michele, si trovano le spoglie dei Bernardino Brancaccio, abate di San Nicola al Torone nel corso del XVI secolo, e un ciclo di affreschi di scuola oderisiana rappresentante San Giacomo e il pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Del Monastero di San Nicola al Torone, fondato dai Basiliani verosimilmente nel X secolo e inglobato tra i possedimenti della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni per donazione nel 1086, attualmente sono appena visibili alcuni resti dei muri perimetrali.
Il monumento più celebre del circondario è senz’altro la Certosa di San Lorenzo. Sorta nel luogo di un’antica grancia dedicata a San Lorenzo, appartenuta all’Abbazia di Montevergine, venne costruita nel 1306 per volere di Tommaso Sanseverino, conte di Marsico e signore di Teggiano, che la destinò all’Ordine Certosino. Dell’impianto originario rimangono appena alcuni elementi architettonici nella Chiesa, ovvero le volte a crociera e il portone, datato 1374; al XVI secolo risalgono invece svariati lavori di ampliamento, fra cui il Chiostro grande e lo scalone ellittico della Biblioteca, mentre il Refettorio è stato realizzato nel XVIII secolo. Abbandonata nel 1807 a seguito delle leggi napoleoniche dai Monaci, che dopo esservi tornati vi rimasero fino al 1866 per poi abbandonarla definitivamente, è stata utilizzata durante le due guerre mondiali come campo di prigionia: nel 1982 la Certosa è stata dichiarata Monumento Nazionale.
Suddivisa in luoghi di lavoro per i Conversi e in ambienti destinati ai Padri, regno della più stretta clausura, presenta all’esterno una chiesa chiamata Delle Donne, perché a loro destinata, mentre l’ingresso dà accesso a un passaggio voltato a botte che immette sulla corta esterna: questa è un grande cortile rettangolare delimitato da quattro bracci, nei quali erano situati i depositi, le stalle e la Spezieria. La facciata, di impostazione tardomanieristica con connotazioni barocche, si compone di due ordini sovrapposti di pesanti colonne, mentre le sculture racchiuse nelle nicchie raffigurano San Pietro e San Paolo, quindi San Brunone, fondatore dell’Ordine, e San Lorenzo, cui la Certosa è dedicata. All’interno dal Chiostro della Foresteria, composto da un portico con loggiato sovrastante, si accede alla Chiesa, che presenta un portone in legno con formelle realizzato da Baboccio da Piperno, racchiuso da un portale in pietra cinquecentesco. La Chiesa, a navata unica con cinque cappelle e decorata da stucchi dorati, è divisa da una parete in due zone, destinate rispettivamente ai Conversi e ai Padri di clausura: di notevole interesse sono l’altare maggiore in scagliola e madreperla, realizzato da Bartolomeo Ghetti su disegno di Gian Domenico Vinaccia, e gli affreschi sulla volta realizzati da Michele Ragolia. In fondo al Chiostro Grande, composto da un portico e da un corridoio finestrato superiore su cui prospettano i ventiquattro appartamenti dei monaci, si apre uno scenografico scalone settecentesco attribuito a Gaetano Barba, da cui è possibile ammirare il parco di circa venticinque ettari che circonda la Certosa. Esempio di raffinata invenzione architettonica è infine rappresentato dalla scala di accesso alla Biblioteca, realizzata nella seconda metà del XV secolo: di forma elicoidale, si sviluppa in una serie di trentotto gradini monolitici aperti a ventaglio e raccordati lungo un asse da un cordolo di pietra.
Musei
Museo della Lucania Occidentale
Il museo è ospitato nella Certosa di S. Lorenzo dal 1957 ed è stato riallestito nel 2006. Qui sono esposti i corredi tombali più significativi delle circa 1500 sepolture antiche scavate tra Sala Consilina e Padula: i materiali più interessanti appartengono all’età del Ferro (dal IX al VII secolo a.C.) e testimoniano l’arrivo di genti di cultura ‘villanoviana’ etrusca che ben presto si inserirono nella compagine etnica indigena, aprendosi a contatti e scambi con i Greci della costa ionica e tirrenica. La componente indigena si manifesta con l’elegante produzione dei vasi in argilla depurata decorati con un motivo geometrico ‘a tenda’, dalla fine del IX alla fine dell’VIII secolo a.C..
Le tombe femminili serbavano ricchi apparati ornamentali in bronzo (fibule, cinturoni, foglie, ambre); quelle maschili esibivano armi e poi lo strumentario metallico della vita lavorativa.
Documentano la successiva fase arcaico-classica delle necropoli di Padula i vasi attici di eccellente qualità, mentre per l’epoca lucana (fine V- III secolo a.C.) sono esposti corredi di inumati caratterizzati da armi e vasi per il banchetto (corredi tombali del IV-III secolo a.C.da Padula).
Una sezione espositiva raccoglie le antefisse con teste di Menadi e Satiri dal tetto di un edificio di culto rinvenuto tra Sala Consilina e Padula. Largo spazio è occupato infine dai reperti delle varie fasi di vita della villa rustica di località Campana.
L’attiguo Chiostro dei Procuratori accoglie all’aperto un bel lapidario con i capitelli corinzieggianti figurati, statue togate di defunti, stele funerarie figurate di attraente spontaneità disegnativa.
Casa Museo di Joe Petrosino
Nella casa natale di Joe Petrosino è stato allestito un piccolo ma vibrante museo che racconta la vita gloriosa e drammatica del più famoso poliziotto d’America, nato e vissuto a Padula fino all’età di 13 anni.
Fotografie, oggetti e arredi di famiglia fanno ripercorrere la vita di questo intrepido nemico della malavita organizzata: suscita emozione la vista della stanza in cui egli trascorse l’ultima notte a Padula, pochi giorni prima di essere ucciso a Palermo il 12 marzo 1909, e della sua divisa, donata dalla polizia di New York alla cittadina cilentana. Le foto dei due funerali, a Palermo e a New York, chiudono il bel racconto museale.
Museo Multimediale
Il piccolo museo, di recente costituzione, vuole essere il museo della città, la guida interattiva, virtuale e accattivante alle vicende e ai personaggi che hanno segnato le vicende di Padula, dall’antichità ad oggi. Degni di nota sono alcuni allestimenti come gli armadi ‘parlanti’ che, una volta aperti, dispiegano i volti e le storie di personaggi illustri e meno noti. La grafica la fa da padrona nelle stanze del palazzo Brando che ospita il museo, e permette al visitatore di superare la dimensione localistica della narrazione. All’ultimo piano va in scena il processo virtuale a Carlo Pisacane, l’eroe risorgimentale trucidato con i suoi alle porte del Vallo di Diano nel 1857.